Insonnia: dormire male può aumentare il dolore? 

insonnia e dolore

L’insonnia in ambito medico scientifico è comunemente associata a vari disturbi; tra questi ricordiamo il peggioramento della qualità di vita, l’alterazione dell’umore, sintomi depressivi e ansiosi, riduzione delle performance mentali, fisiche e della partecipazione sociale. Negli ultimi anni si è osservato che il rapporto tra sonno e dolore è molto più stretto di quanto si possa pensare. Infatti chi soffre di mal di schiena, dolori articolari, tendinopatie o altre forme di dolore muscoloscheletrico può avere difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli durante la notte. Ma può accadere anche di dormire poco o male e avere una maggiore sensibilità al dolore durante il giorno. Il sonno e il dolore sembrano quindi essere legati da una relazione bidirezionale.

Dormire male può aumentare il dolore?

Quando dormiamo poco, in modo frammentato o con una qualità del sonno insufficiente, il nostro organismo non riesce a svolgere completamente tutte le funzioni di recupero proprie del sonno. Tra queste rientrano anche importanti processi di regolazione del sistema nervoso che intervengono nella percezione del dolore riducendo la soglia e la tolleranza ad esso. Quindi lo stesso stimolo doloroso può essere percepito come più intenso dopo una notte di sonno insufficiente. Nelle persone che soffrono già di dolore cronico una notte particolarmente negativa non significa necessariamente che la patologia sia peggiorata, ma può contribuire a rendere il sistema nervoso più vulnerabile agli stimoli dolorosi durante le ore diurne successive. È probabilmente uno dei motivi per cui alcuni pazienti mi riferiscono di avere giorni in cui il dolore è molto più intenso senza che sia avvenuto un nuovo trauma o un evidente peggioramento della patologia [1,2].

Dolore e insonnia: un rapporto bidirezionale

L’insonnia aumenta il dolore ma naturalmente anche il dolore può disturbare il sonno rischiando di creare un vero e proprio circolo vizioso. Questo perché i frequenti cambi di posizione e la difficoltà a trovare una posizione confortevole e alleviante, possono rendere più difficile addormentarsi e comunque provocare numerosi risvegli.

Una revisione sistematica del 2024 che ha analizzato gli studi sulle variazioni giornaliere di sonno e dolore muscoloscheletrico cronico ci dice che dormire male può avere un effetto sul dolore più evidente di quanto un aumento del dolore durante il giorno abbia necessariamente sulla notte successiva [3].

Come il sonno modifica la percezione del dolore?

Il dolore non dipende soltanto da quanto è danneggiato un tessuto. La sua intensità è influenzata anche da come il sistema nervoso elabora e modula gli stimoli che riceve. Durante il sonno vengono regolati diversi sistemi coinvolti nella modulazione del dolore, compresi quelli che partecipano ai meccanismi di inibizione degli stimoli nocicettivi. La perdita di un sonno qualitativo può alterare questo equilibrio e rendere meno efficiente la capacità dell’organismo di modulare la risposta dolorosa. Dormire male può anche determinare stanchezza durante il giorno, riduzione della concentrazione, alterazioni dell’umore e una maggiore difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane. Si entra in un circolo vizioso in cui il paziente stanco e dolorante tenderà probabilmente a muoversi meno con conseguente riduzione dell’attività fisica che a sua volta determinerà una perdita di capacità funzionali e aumenterà la percezione di limitazione nella vita quotidiana.

La posizione in cui dormiamo può influenzare il dolore?

È meglio dormire sulla schiena o sul fianco? Dormire a pancia in giù può peggiorare il mal di schiena? Quale cuscino bisogna utilizzare? La risposta non è così semplice perché dipende da vari fattori. Partiamo con il dire che non esiste una posizione universalmente corretta per tutti e che gli studi sulla relazione tra posizione del sonno e dolore muscoloscheletrico sono ancora relativamente pochi e non sempre solidi. Sembrerebbe che in alcune persone il decubito laterale possa essere più confortevole, mentre in altre la posizione supina possa ridurre i sintomi. Anche il cuscino può avere un ruolo, soprattutto nel mantenimento di una posizione cervicale confortevole. Quindi più che cercare la posizione “perfetta”, è spesso più utile individuare la posizione che permette di dormire in modo continuativo senza aumentare il dolore o provocare frequenti risvegli. Una posizione maggiormente “neutra” a livello articolare (es. non stare con la cervicale ruotata per ore a pancia in giù) ci può permettere di ridurre la compressione o la tensione su una determinata struttura. Un sonno insufficiente può diventare uno dei fattori che mantengono o amplificano il problema doloroso e, quando presente, merita di essere riconosciuto e affrontato. Il rapporto tra sonno e dolore è quindi un altro esempio di quanto sia importante, nella gestione delle patologie muscoloscheletriche, non concentrarsi esclusivamente sulla struttura anatomica responsabile dei sintomi, ma considerare la persona in tutto il suo insieme.

In conclusione

  • Il rapporto tra sonno e dolore è bidirezionale: il dolore può disturbare il sonno e viceversa.
  • Insonnia, stanchezza, dolore e riduzione dell’attività fisica possono sommarsi e contribuire alla perdita di autonomia.
  • Non esiste una posizione per dormire universalmente corretta: è più importante individuare quella che consente di dormire bene senza aumentare i sintomi.

Il dolore disturba il tuo sonno o sembra più intenso dopo una notte difficile?