Caso clinico: epicondilite trattata e risolta con elettrolisi percutanea ecoguidata

caso clinico epicondilite

FP, 62 anni, lavoratore e sportivo amatoriale, non presenta patologie di rilievo in anamnesi e non assume terapia farmacologica quotidiana. Utilizza la moto ogni giorno per gli spostamenti. Si è rivolto a me per un dolore al gomito destro insorto circa trenta giorni prima, per il quale aveva già assunto antinfiammatori orali e ridotto le attività fisiche, ottenendo un beneficio minimo.

Diagnosi: anamnesi, esame clinico ed ecografico

La visita è iniziata con un’anamnesi accurata, mirata a individuare eventuali fattori di rischio per dolore in sede epicondilare. Il paziente non riferisce patologie croniche né traumi recenti. Gli sforzi ripetuti con il braccio destro sono legati soprattutto all’attività lavorativa (uso del mouse) e alla guida della moto. In questa fase lamenta dolore a riposo, con marcato peggioramento nei movimenti di prensione e torsione di mano e polso. Anche una semplice stretta di mano provoca un dolore intenso, quantificato come 7/10 sulla scala NRS.
L’esame obiettivo non evidenzia limitazioni articolari a livello di polso, gomito o spalla destra; ritengo fondamentale valutare sempre anche i distretti limitrofi, non solo la sede del sintomo. La palpazione dell’epicondilo riproduce pienamente il dolore caratteristico del paziente, e i test specifici per epicondilite, come il Mousley, risultano nettamente positivi. La palpazione delle regioni muscolari circostanti evoca un dolore lieve, valutato 2–3/10 sulla scala NRS.

La valutazione ecografica dell’epicondilo mostra un tendine disomogeneo e ispessito, con evidente ipoecogenicità e trama fibrillare alterata. Al PWD è visibile un minimo segnale di neovascolarizzazione, tipico di una tendinosi cronica di grado elevato in fase attiva.
La diagnosi è quindi chiara: epicondilite cronica del gomito destro ad impronta tendinosica.

Trattamento con Elettrolisi percutanea ecoguidata:

Considerata la persistenza del dolore e la compromissione funzionale, ho impostato un percorso di quattro sedute di elettrolisi percutanea ecoguidata a cadenza settimanale, associato a esercizi di rinforzo e stretching da eseguire quotidianamente a casa (circa 10 minuti al giorno). I trattamenti sono stati ben tollerati, senza necessità di anestetici locali; in ciascuna seduta ho effettuato due o tre diversi posizionamenti per coinvolgere l’intera area tendinosica patologica. Dopo la seconda seduta il paziente ha riferito un miglioramento parziale. Nelle ultime due sedute ho inoltre associato la neuromodulazione ecoguidata del nervo radiale, con l’obiettivo di ottimizzare la riduzione del dolore.

Risultati a medio e lungo termine:

Al controllo di follow-up a tre mesi dalla conclusione del trattamento, il paziente non riferiva più alcun dolore né limitazioni funzionali; i test clinici e la palpazione dell’epicondilo erano negativi. Anche la valutazione ecografica mostrava un significativo miglioramento dell’ecostruttura del tendine: riduzione dello spessore, recupero della normale trama fibrillare e assenza di ipervascolarizzazione al PWD. Al follow-up telefonico a sei mesi, il paziente confermava la completa risoluzione dei sintomi e la piena ripresa di tutte le attività precedenti.

 

epicondilite gomito 2
grafico dolore al gomito

Elettrolisi percutanea ecoguidata: evidenze biologiche e cliniche

Una review del 2024 mostra che l’elettrolisi percutanea, nei tendini cronici, induce una risposta infiammatoria locale controllata entro i primi 7 giorni, con incremento di citochine proinfiammatorie (IL-1β, IL-6, NLRP3) e attivazione dei macrofagi M1. Segue, intorno al tredicesimo giorno, una fase di riduzione dell’infiammazione. Parallelamente si osservano apoptosi cellulare selettiva e degradazione parziale della matrice extracellulare degenerata, favorendo la rimozione del tessuto patologico.
Dal settimo giorno in poi aumentano marcatori di rimodellamento: sintesi di collagene di tipo I, incremento di MMP-9, VEGF e recettori dell’angiogenesi, con riduzione del collagene di tipo III. Questi dati suggeriscono una nuova produzione di matrice più organizzata e una vascolarizzazione funzionale. Si tratta di evidenze principalmente ottenute da modelli animali, ma probabilmente trasferibili anche al tessuto tendineo umano. In sintesi, l’elettrolisi sembra indurre un vero e proprio “reset biologico” del tendine tendinosico: un’iniziale fase di infiammazione controllata e rimozione del tessuto degenerato seguita da una fase rigenerativa. [1]

Uno studio su 36 pazienti con epicondilite laterale cronica ha applicato un protocollo di elettrolisi percutanea ecoguidata settimanale per 4–6 settimane associato a esercizi eccentrici e stretching domiciliare. I risultati hanno mostrato una riduzione significativa di dolore e disabilità, con miglioramenti ecografici (riduzione delle aree ipoecogene e dell’ipervascolarizzazione). Ai follow-up di 6, 26 e 52 settimane, tutti i pazienti rimasti in osservazione riportavano un esito “successful” e non sono state documentate recidive. Gli autori concludono che l’EPI può favorire non solo un miglioramento sintomatico, ma anche un cambiamento strutturale del tendine, con bassa incidenza di ricadute a medio-lungo termine. [2]

Conclusione:

Il caso clinico presentato conferma l’efficacia di questa metodica che, associata all’esercizio terapeutico, ha determinato un recupero rapido e completo del dolore e della funzione del gomito, in modo sicuro e ben tollerato.
In sintesi, l’elettrolisi percutanea ecoguidata rappresenta oggi uno strumento terapeutico efficace nella gestione delle patologie tendinee, tra cui l’epicondilite. La sua capacità di stimolare la riparazione tissutale con un approccio minimamente invasivo la rende particolarmente utile nella pratica clinica muscolo-scheletrica quotidiana.

 

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