- 08/11/2025
- Casi clinici
FM, 43 anni, sportivo e lavoratore sedentario, pratica regolarmente padel. Non presenta patologie di rilievo in anamnesi e non assume quotidianamente farmaci.
Il paziente si è rivolto a me per un dolore acuto al polso destro, insorto durante una partita di padel mentre eseguiva una volée di rovescio. Secondo quanto riferito, il polso avrebbe subito un movimento anomalo simile a una distorsione. Nonostante il dolore iniziale, è riuscito a terminare la partita, ma già la sera stessa il dolore era evidente. Il giorno seguente, il dolore si era intensificato notevolmente, limitando la funzionalità della mano: aveva difficoltà a stringere oggetti, a svolgere semplici gesti quotidiani e a muovere polso e dita proprio per la comparsa del dolore.
Inizialmente, il paziente ha utilizzato un tutore e antinfiammatori per tre giorni, con una riduzione parziale del dolore, passato da 8/10 a circa 6/10 sulla scala “NRS Pain”. Tuttavia, il dolore persisteva, interferendo con le attività quotidiane. Dopo cinque giorni dall’evento traumatico, è stata eseguita una risonanza magnetica che ha evidenziato segni di infiammazione della filiera carpale, sia sul versante dorsale sia sul versante ulnare del polso.
Il Paziente si è rivolto a me già con la RMN del polso a circa sette-dieci giorni dall’evento distorsivo. Considerata la persistenza del dolore e la compromissione funzionale, abbiamo effettuato un’infiltrazione mirata con polidesossiribonucleotide (PDRN), utilizzando un ago sottile da 6 mm nei due punti di maggiore dolore e infiammazione (aree di iperintensità alla RMN). A seguire abbiamo pianificato altri due trattamenti con cadenza settimanale.
Il paziente ha riferito un miglioramento significativo già dal giorno successivo: il dolore è passato da 5/10 a 2/10. Dopo 48 ore, il dolore era completamente assente e il recupero funzionale totale: ha potuto riprendere tutte le attività quotidiane e sportive, inclusa la pratica del padel, senza alcuna recidiva. Si è quindi deciso di non effettuare ulteriori trattamenti e valutare l’andamento dei sintomi. Al controllo di follow-up a un mese, il paziente non riportava alcun dolore né limitazioni funzionali.
Polidesossiribonucleotide (PDRN) nelle patologie articolari: evidenze biologiche e cliniche
Il polidesossiribonucleotide, comunemente indicato con l’acronimo PDRN, è un polimero di desossiribonucleotide estratto da fonti naturali, come il DNA di salmone, che negli ultimi anni ha trovato crescente interesse in ambito ortopedico e riabilitativo per la gestione delle problematiche articolari e tendinee. La sua azione biologica è particolarmente interessante, perché combina proprietà antinfiammatorie e rigenerative, offrendo una nuova opzione terapeutica in pazienti con dolore articolare acuto o cronico.
Dal punto di vista biologico, il PDRN agisce stimolando dei recettori specifici (detti recettori A₂A dell’adenosina) che regolano i processi di infiammazione e di riparazione dei tessuti. Questa attivazione innesca una serie di reazioni cellulari che riducono la produzione di sostanze infiammatorie e, allo stesso tempo, favoriscono la rigenerazione dei tessuti danneggiati. Il PDRN contribuisce anche a mantenere in buona salute la cartilagine articolare: stimola la produzione di collagene di tipo II e di altre proteine strutturali importanti, e limita l’attività degli enzimi che normalmente degradano la matrice cartilaginea, come le metalloproteasi, durante i processi infiammatori. Studi di laboratorio hanno inoltre mostrato che il PDRN può favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni e migliorare l’apporto di ossigeno e nutrienti nei tessuti in fase di guarigione, creando così un ambiente biologico più favorevole alla riparazione e al recupero articolare [1].
Dal punto di vista clinico, l’uso del PDRN nelle articolazioni sinoviali più grandi, come il ginocchio, è stato valutato in diversi studi clinici tanto da avere già a disposizione revisioni e meta-analisi. Le evidenze mostrano che le infiltrazioni intra-articolari di PDRN sono in grado di ridurre rapidamente il dolore, misurato con scale come la VAS/NRS Pain, con miglioramenti significativi già nelle prime settimane. Il beneficio funzionale si osserva soprattutto nel breve-medio termine. Un punto di forza è la grande maneggevolezza del farmaco che presenta un ottimo profilo di sicurezza il che rende il PDRN una soluzione terapeutica ben tollerata anche nei pazienti più fragili o in presenza di altre patologie [2].
È importante sottolineare come la maggior parte delle evidenze cliniche riguardi articolazioni di grandi dimensioni, spesso il ginocchio, mentre studi su articolazioni più piccole come il polso o le articolazioni della mano sono ancora assenti o limitati. Tuttavia, la solida base biologica suggerisce che il PDRN possa essere efficace anche in queste situazioni, specialmente per pazienti con infiammazione localizzata, dolore acuto e limitazione funzionale.
Il caso clinico conferma la validità di questa metodica che, anche con una singola infiltrazione superficiale e peri-articolare, ha portato ad un recupero rapido e completo della funzione articolare in modo sicuro e ben tollerato.
In sintesi, il PDRN rappresenta oggi uno strumento terapeutico innovativo per la gestione delle patologie articolari. La sua azione multimodale (antinfiammatoria, rigenerativa/riparativa e protettiva della matrice) unita ad un profilo di sicurezza elevato, lo rende particolarmente interessante per la pratica clinica quotidiana in ambito muscolo-scheletrico. I pazienti possono così beneficiare di un rapido sollievo dal dolore, di un recupero funzionale efficace e di una bassissima incidenza di effetti collaterali.

